28-10-09

DISCORSO DI LORENA NOÈ A IESI IL 28 OTTOBRE 2009

Da oggi fino al 8 novembre si svolgono a Iesi diversi convegni sull'emigrazione ed in particolar modo sulla tragedia di Marcinelle nel 1958. Dal Belgio sono state invitate la professoressa Anne Morelli dell'Università Libera di Bruxelles, nota storiografa e come si deduce dal nome, di origine Italiana e Lorena Noé Presidente dell'Associazione Marchigiani del Limburgo e presidente della Federazione delle Associazioni di Marchigiani in Belgio.

Pubblichiamo con orgoglio il dicorso pronunciato da Lorena in uno dei tre interventi di apertura della serie di convegni.

Buongiorno

 

Inanzitutto vi porto il saluto dell’associazione dei Marchigiani del Limburgo in Belgio. Limburgo è una delle 11 provincie in Belgio, più precisamente si trova nella parte fiamminga del paese.

 

L’associazione è attiva gia da 35 anni e è stata fondata dai minatori .

Nel 2003 siamo riusciti gradualmente a rinnovare i membri dirigenti in modo che oggi è la seconda generazione a guidare l’associazione

Le nostre attività sono sopratutto culturali.

I nostri anziani sono tutti ex minatori, o vedove di minatori.

 

 

Per raccontarvi bevemente la storia di questa emigrazione, si risale al 1946 dagli accordi Italo-Belga, minatori contro del carbone

Dopo la 2a guerra mondiale, le miniere in Belgio avevano bisogno di manodopera. L’Italia in piena ricostruzione aveva bisogno di carbone ma aveva una grande disoccupazione. Il Belgio propone, con gli accordi bilaterali di inviare ogni settimana 2000 italiani e per ogni minatore di mandare all’Italia  200 kg a giorno di carbone scavato da u italiano. Il contratto offerto è di 12 mesi .

Nei primi anni arrivano dall’italia 50.000 uomini seguiti da altri fino ad arrivare negli anni 60 a 300.000.

 

Il carbone serviva nella Wallonia (praticamente al sud del Belgio)  all’inizio per il trasporto ferroviario (era uno tra i migliori nei paesi nordici) poi per alimentare le acciaierie. In seguito sono state costruite delle centrali elettriche alimentate con il carbone ed infine come riscaldamento nelle case.

 

Nella Wallonia lo sfruttamento del carbone nelle miniere risale al 1820.

Nel 1700 invece il carbone si estraeva in superficie

In quel tempo si lavorava 12 ore al giorno compresi i ragazzi che avevano compiuto i 10 anni e le donne che non erano ancora sposate.

Dal 1820 al 1840 secondo le statistiche ufficiali ci furono 1.710 morti nelle miniere.

 

Invece lo sfruttamento del carbone delle miniere nella parte fiamminga risale dal 1917.

E queste miniere nell’area geografica della campine, zona  dove noi risediamo, erano più moderne e quindi tra le più sicure.

 

La strage di Marcinelle dell’8 agosto 1956, che ha segnato la fine degli accordi bilaterali,  e la chiusura per motivi di sicurezza dello sfruttamento del carbone della miniera del Bois du Cazier (aperta nel 1922). In miniera si lavorava con pala e picco.

 

Nel 1951 si sente una prima crisi, c’è concorrenza con la Francia, per cui serve più manodopera, il Belgio aumenta la produzione.

 

Nel 1953 l’Italia vuole già sospendere l’invio di nuova manodopera, infatti succedono molti incidenti mortali.  Tra il 1950 ed il 1953 sono morti nelle miniere oltre 250 minatori italiani per palese mancanza di misure di sicurezza

 

Nel 1954 un rapporto di una commissione d’inchiesta sulla sicurezza nelle miniere arriva in Italia ma il sottosegretario agli affari esteri, non se ne preoccupo’ più di tanto.

 

Questi accordi bilaterali erano vergognosi, le autorità Belga non rispettavano i termini dell’accordo  e le nostre autorità non si sono mai preoccupati di verificare l’applicazione dei medesimi.

 

Siamo a in Wallonia a Charleroi nel 1956.

E l’8 agosto.

Alle ore 7,  274 uomini scendono in miniera fino alla  taglia 1 035, cioè a più di un chilometro sotto terra

 Alle ore 10 succede la catastrofe. Una berlina (vagoncino per il trasporto del carbone) manovrata da un italiano per entrare nell’ascensore, urta un cavo elettrico a 300 volt, dal quale si sprigiona una scintilla provocando un corto circuito che appiccia il fuoco agli oli polverizzati delle tubazioni strappate dalla berlina che non era entrata completamente nell’ascensore e alle armature in legno.

Il ventilatore di superfice e l’aria compressa hanno fatto il resto.

 

Muoiono 261 persone, tra questi 136 italiani da tutte le parti di Italia.

12 vittime sono Marchigiani.

 

Tre anni dopo, nel1959 inizia il processo.

Nonostante l’accertamento delle negligenze, l’autorità giudiziaria non ritenne di attribuire alcuna sostanziale responsabilità della catastrofe alla società titolare della miniera, ma l’unico colpevole sembrò essere invece, l’imprudenza dei lavoratori.

Purtroppo c’è voluto questa grande catastrofe per dare della visibilità anche in Italia alla comunità Italiana in Belgio; un prezzo troppo caro

 

 

Il Belgio conosce comunque ancora degli arrivi di emigrazioni di massa regolati da accordi bilaterali, nel 1957 arrivano gli spagnoli ed i greci e nel 1964  i turchi e marocchini

 

Ne 1967 si inizia a chiudere  definitivamente le miniere

 

Negli 1970 si chiudono definitivamente tutte le miniere in Belgio.

 

Purtroppo da allora siamo stati confrontati ad una nuova strage molto più micidiale della catastrofe di Marcinelle con tantissimi più morti di cui non si parla, che non è stata mediatizzata ma che ha confrontato quasi tutte le famiglie di minatori con la sofferenza e la malattia: la silicosi

La silicosi, questa orrenda malattia in seguito al lavoro di frantumazione della roccia.

Più i sistemi per scavare carbone si modernizzavano più diventava fine la polvere di carbone che veniva respirata dai minatori e più era grave il disastro causato nei polmoni.

Questa polvere che si accumulava nei polmoni riduceva il volume di aria che i polmoni potevano inspirare e quindi riducevano la quantità di ossigeno trasportato nel corpo.

Verso la fine della loro vita, i nostri minatori rimanevano collegati alle bombole di ossigeno per poter sopravviver per alcuni anni per poi inesorabilmente morire per mancanza di ossigeno.

Le vedove superstiti possono raccontarvi i tristi e dolorosi dettagli

 

 

Per la vita associativa, c’è da raccontare che gli italiani non si potevano raggruppare, organizzare, tutto questo per dei risentimenti del periodo del fascismo e per paura dei tanti comunisti emigrati

 

Soltanto negli anni 70, dopo essere entrati nelle strutture dei sindacati locali, arriva questa libertà.

 

A noi della seconda generazione, e parlo anche per me, rimangono dei bei ricordi di questa emigrazione degli anni 50-60.  Non mi pareva di stare in un paese straniero, perchè stavamo sempre tra italiani, si viveva la vita in gruppo;

si festeggiava in gruppo

Per molti emigrati si tornava a trovare i parenti in Italia solo dopo 10 e anche solo dopo 15 anni.

 

Il razzismo come tema del giorno, la discriminazione tra la gente non esisteva !

Sul posto di lavoro invece si constatavano delle situazioni di discriminazione nei confronti degli stranieri

Con le prime crisi degli anni 70 e le chiusure di miniere e di fabbriche gli immigrati sono diventati scomodi ed un problema. Si assiste allora ad una nuova forma di discriminazione; una discriminazione non palese ma molto riflettuta e si vedono nascere i partiti xenofobi  e di estrema destra.

 

I posti nei settori pubblici sono riservati ai soli Belgi, nelle scuole, gli stranieri vengono diretti verso le scuole professionali. I genitori venivano convocati e veniva fatto credere loro che malgrado i bei voti, era meglio indirizzare i figli verso determinate scuole che poi si sono svelate essere delle fabbriche di ottimi operai pronti ad essere immessi nel mercato del lavoro.

 

Per molti impieghi si pretende la cittadinanza belga; in questo periodo prendono la nazionalità belga circa 66.000 italiani. Non esistendo degli accordi bilaterali (si è pensato solo alle braccia ed al carbone e non alle persone) per la nazionalità chi sceglieva (a pagamento) la cittadinanza Belga doveva rinunciare alla nazionalità Italiana.

 

La 1°-2° generazione si ritrova quindi ad avere una  carta di soggiorno che prova la loro iscrizione nei registri della popolazione del Belgio, i ragazzi della 3°  generazione di cui la madre è nata in Belgio hanno la doppia nazionalità.

 

In seguito alla disoccupazione, problemi giovanili, problemi d’integrazione sopratutto con l’ultima emigrazione, si inizia ad organizzare ed a mettere fondi pubblici in programmi d’integrazione, aggiornamenti sul campo di lavoro, sovvenzioni varie nel tessuto socio-culturale.

 

Dopo l’era della miniera a Genk si apre quella industriale con l’industria delle automobile. Nel 2003  ci sono 43 000 posti di lavoro

Questo grazie alla posizione geografica di Genk, in collegamento con 2 autostrade, un canale e le ferrovie.

 

Nel Limburgo (una delle province del Belgio) si contavano 7 miniere, di  cui 3 solo a Genk.

Genk è la 3 città industriale della regione fiamminga conta 64.000 abitanti, di cui una buona metà di stranieri

 

Il mio lavoro fa parte di uno dei progetti di integrazione..

I progetti vengono sussidiati dalla Regione Fiamminga ai  comuni con una alta percentuale di emigrazione.

 

La nostra città di Genk, grazie alla loro politica ed ai suoi politici, è una città pluralistica, multi culturale ed ha fatto della diversità una risorsa ed una ricchezza.

Nel corso degli anni 80 nascono i primi servizi d’integrazione nei comuni

si crea un consiglio di migranti, con una rappresentanza di associazioni, volontari, istituzioni e a. Vari temi, problemi e sopratutto la politica d’emigrazione viene discussa

Finora il presidente di tale consiglio è sempre stato un italiano;

il servizio è a disposizione per qualunque richiesta, informazione, regolamenti, leggi d’integrazione ecc….

Grazie per la vostra attenzione

 

 

 

18:42 Gepost door Per il comitato in DISCORSI ED INTERVENTI | Permalink | Commentaren (0) |  Facebook |